COMUNE DI OSPEDALETTO LODIGIANO

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martedì 21 novembre 2017

CENNI STORICI

BREVI CENNI DI STORIA LOCALE

Fra le prime genti che abitarono le nostre terre gli storici annoverano i Liguri, gli Etruschi, i Galli, popoli diversi che lasciarono sul territorio le tracce del loro passaggio, i segni della loro sensibilità, della loro civiltà.
Essi a volte si amalgamarono, altre si scontrarono violentemente con le popolazioni indigene in precedenza installatesi.
Infatti dalle opere dell’ingegneria etrusca, di bonifica e di costruzione di forti argini lungo il corso del grande fiume padano si passò alla distruzione delle stesse ed al terrore durante la dominazione gallica.
Con la quasi totale conquista romana del nord (all’incirca nel 222 a.c.) iniziò un nuovo periodo di stabilità, di commerci, di rinascita seppur relativa, rotto a volte da rigurgiti di disordini e di nuove invasioni.
Tuttavia il sorgere di alcuni nuclei urbani e lo snodarsi di strade sul territorio furono segni tangibili di nuova vita.
In prossimità dell’attuale Cascina Braglia di Senna Lodigiana, ove allora si incrociavano le strade romane per Lodi e Milano, per Pavia e per Piacenza, c’era l’antica Stazione “Ad Rotas”, luogo di rifornimento, di riposo per uomini e postiglioni, per giumente: una specie di casello autostradale o meglio saurostradale, con annesso buffet ed officina e stalla.
Vicinissima a questa stazione era situata la città romana di Quadrata Padana, un nucleo urbano importante come le coeve Laus Pompeia (Lodivecchio), Acerra (Pizzighettone) Cremona.
Al decadere dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.c.) di essa non c’era più traccia.
Forse a motivo del susseguirsi delle invasioni barbariche, forse a causa di catastrofi sismiche, o per alluvioni o inondazioni la città fu devastata e scomparve.
La sua gente duramente colpita si rifugiò in posti vicini più sicuri, costruendo nuovi piccoli villaggi. Probabilmente a seguito di questi motivi sorse anche il villaggio di Senna, a cui è strettamente congiunta la nascita del nostro paese. Infatti Senna che diventerà più tardi, per volere di Carlo Magno, Corte regia di Senna, era dotata di un minuscolo Ospedale, cioè di un ospizio, un piccolo ostello per accogliere i pellegrini e i viaggiatori che percorrevano la vicina strada romea, un “ospitaletto” dipendente dalla plebania sennese di Santa Maria di Galilea, come risulta da documenti risalenti al 1144 e al 1152. Accanto all’Ospizio era situata una chiesetta-cappella, retta da monaci Benedettini

In seguito a cospicue donazioni terriere da parte dei Conti Palatini di Lodi, dei Visconti di Milano e per lasciti ed elargizioni dei fedeli l’Ospedale si arricchirà sempre più, trasformandosi in un importante Monastero con annessa tenuta agricola, fino a quando con tutti i suoi beni e diritti verrà dato in commenda a Lupo d’Olmeto, generale dei Gerolomini (1433).
I conti Balbi poi, nel 1516, fecero ulteriori cessioni ai frati con l’obbligo di costituire nel villaggio la Parrocchia, di costruire una chiesa col campanile, di dispensare due volte al giorno la minestra ai poveri promuovendo così l’indipendenza della nuova configurazione urbana dalla plebania di Santa Maria di Galilea di Senna.
Al cinquecento risale infatti la costruzione dell’attuale splendida chiesa dedicata ai S.S. Pietro e Paolo, tempio che verrà consacrato dal Vescovo di Cremona Cesare Speciano sul finire del secolo, mentre il Monastero diverrà la dimora abituale del Padre generale dell’Ordine dei Gerolomini d’Italia. Opere di bonifica, scavi di rogge e di canali favoriranno lo sviluppo dell’agricoltura nella tenuta Gerolomina e dintorni col coinvolgimento in lavori sia di frati che degli abitanti dei paesi limitrofi. Ma anche alcuni avvenimenti funesti segnarono la vita della nostra gente. Nel 1542 l’invasione delle cavallette rovinò completamente le colture recando fame e miseria, ed anche il sottrarre ai campi giovani reclutati per le guerre provocherà ulteriori stagioni di carestia.
Nel 1577 a completare il fosco quadro di turbolenza e di difficoltà scoppierà la cosiddetta “peste di S. Carlo” che porterà morte nelle città vicine e provocandone la fuga di moltissimi abitanti.
L’ultima grande pestilenza scoppiò nel 1630: è la peste mirabilmente descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi, morbo che porterà ancora lutti e desolazioni da noi e nei paesi vicini. A Senna colpirà il Parroco Don Horazio Blanco.
Nel secolo XVIII le guerre di successione, conflitti che coinvolsero interessi politici ed equilibri territoriali di parecchi stati d’Europa: Francia, Austria, Spagna, Germania, Russia, Olanda, toccarono violentemente le nostre contrade e quindi il nostro paese, già colpito nel 1711 dalla epidemia bovina, che falcidiò migliaia di animali e danneggiando persino le stalle dei Gerolomini con gravi perdite.
Personaggi famosi, con l’alternarsi delle fortune politiche militari, visitarono la nostra zona ed il Monastero. Fra essi ricordiamo: l’Infante di Spagna, il Duca di Modena (1746) Ferdinando di Borbone, Re delle due Sicilie e Ferdinando d’Austria, governatore della Lombardia (1785). Ma non possiamo passare sotto silenzio le ruberie, le requisizioni, le violenze dei soldati stranieri e degli ufficiali durante le operazioni belliche. Anche le truppe di Napoleone Bonaparte lasciarono il segno dei rapinatori nel loro transitare, spogliarono la Chiesa e il Monastero di tutti i ricchissimi arredi. Infatti si sostiene che pochi anni dopo nel 1804, il francese Chevilly abbia fatto costruire, in prossimità della piazza della Parrocchiale, l’Arco della Pace dedicato a Napoleone, quasi a ripagare parzialmente delle ruberie perpetrate dalle truppe transalpine. Altri sostengono invece che l’Arco della pace, che più tardi sarà l’Arco dei caduti, non sia altro che quanto rimane dell’accesso principale, del portale dell’importante Monastero.

Nel 1805, ironia della sorte, per l’incoronazione del Bonaparte nel duomo di Milano, verrà suonato un Te Deum ed un Veni Creator composti proprio da un Ospedalettese, il Musicista Ambrogio Minoia, risultato vincitore fra i più importanti colleghi italiani che avevano preso parte al concorso musicale promosso per tale eccezionale occasione.
Tramontato l’astro Napoleonico, le idee di unità nazionale, di indipendenza, di reazione all’oppressione straniera si fecero sempre più strada in Italia e fuori ed anche nel nostro paese trovarono terreno fertile per svilupparsi. I fratelli Griffini: Luigi, Emanuele, Natale e Don Vittorio, valenti patrioti, prenderanno parte direttamente ai moti del 48’ ed alla prima Guerra d’Indipendenza. Alcuni di essi militeranno nelle formazioni della Legione Griffini, voluta e comandata da un loro congiunto Saverio Griffini Natale, che morirà all’inizio del Novecento e riposerà coi fratelli nel cimitero del nostro paese, sarà ferito alla difesa della Repubblica Romana, coopererà alla fuga di Felice Orsini, l’attentatore di Napoleone III°, sarà consigliere provinciale di Milano e Sindaco di Ospedaletto per ben quindici anni. I Griffini, famiglia numerosa di proprietari terrieri, conducevano direttamente terre e cascine in molti paesi del Lodigiano, ove la vita in quegli anni era molto dura e difficile. Scarsamente retribuite erano le prestazioni dei lavoratori dei campi, insufficienti le condizioni igienico-sanitari nelle loro abitazioni di cascina, scarsa la considerazione sociale dei lavoratori, quasi nulla la loro istruzione, limitate le disponibilità delle cibarie. Tutto questo spiega il clima pesante del tempo che porterà in più occasioni ad agitazioni e scioperi. Tuttavia la proclamazione del Regno d’Italia il 17.3.1861 e qualche anno dopo nel 1866 la realizzazione della linea ferroviaria Pavia-Cremona-Mantova, un tracciato che passerà nel territorio comunale, saranno motivo di gioia e di vanto per gli Ospedalettesi.
Tale linea ferroviaria segue l’odierno percorso grazie al senatore sennese Angelo Grossi, che in quegli anni si è battuto in Parlamento per questa soluzione a beneficio dei paesi della Bassa Lodigiana.
Il secolo XX°, appena trascorso, coi suoi conflitti sociali e politici, con le sue dolorose guerre mondiali e coloniali segnerà tragicamente il nostro paese seminando lutti, disperazione, disgrazie.
Ma sarà anche il secolo che accompagnerà il paese nel passaggio da una attività lavorativa quasi esclusivamente agricola a quella artigianale ed industriale e vedrà dopo la caduta del Fascismo, il ritorno alle libertà democratiche ed alla partecipazione popolare nella gestione della cosa pubblica. Vedrà pure la costruzione del nuovo Asilo Infantile, intitolato a Natale Griffini; l’arrivo delle Suore, le Ancelle del Sacro Cuore, che si adopereranno nella cura dei piccoli ospiti, la realizzazione del nuovo edificio delle scuole elementari dedicato a Salvo d’Acquisto, l’ubicazione ben tre volte mutata del campo sportivo; il rinascere dei partiti politici, l’arrivo delle fabbriche e di un moderno acquedotto che porterà l’acqua in tutte le case, sostituendo a questo modo i vecchi pozzi di cortile; la fognatura col depuratore, l’asfaltatura delle vie prima pavimentate col selciato. E per ultimo seguirà il paese nel rinnovarsi della sua dimensione umana con gente proveniente da varie parti della Terra.
Vedrà volti con occhi a mandorla, dai capelli crespi, con la pelle nera o giallognola e nelle nostre scuole splendere un arcobaleno di bambini variegati tra di loro, ma accomunati da un unico splendido sorriso, il sorriso di un mondo nuovo.

A cura del Prof. Enrico Zuccotti

BIBLIOGRAFIA

Archivio Comunale di Ospedaletto Lodigiano

Archivio Parrocchiale di Ospedaletto Lodigiano

F. Fraschini – Da Hospitale antico ad Ospedaletto Lodigiano – tipolito Ars Casalpusterlengo 1998

G. Cremaschi – Cenno Geografico – storico di Ospedaletto Lodigiano – Tipografia della Pace – Lodi – 1881

E. Zuccotti – Ambrogio Minoia – 225° Anniversario della nascita – a cura della Pro Loco – 1977

D. Pozzoli – Storia di Senna Lodigiana – Ars Tipolito, Casalpusterlengo – 1983

G. Agnelli – Lodi ed il suo territorio a cura della Delegazione storico-artistica di Lodi – Tipografia Abbiati – Borini – Lodi – 1917

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